Africa

pubblicato in: Introduzione | 0

L’Africa oltre ad essere un continente meraviglioso è una “malattia” ed io ne sono stato contagiato dal mio Maestro di Chirurgia il Professor Vanni Beltrami, che oltre ad essere un grande Chirurgo, un grande Umanista, una Persona squisita è anche un insigne Africanista.

Molte sono le sue ricerche e le sue opere sui rupestri del Sahel ed “Una corona per Agades” è la summa della sua ricerca in questo campo. Devo al Professore il mio interessamento ed il mio amore per quel continente.

Una mattina grigia e fredda di fine novembre 1986, allora giovane medico interno dell’Istituto di Clinica Chirurgica e  specializzando in Chirurgia Generale,  fui chiamato da Loredana (mitica segretaria) nello studio del Professore il quale, in quattro parole, mi disse: “il dieci dicembre partirai per la Nigeria ed andrai a Jibiya dove dovrai sostituire il dott Oscar Pereira che andrà in ferie per qualche mese, prepara l’occorente e vai”!!!! “…ma non ho il passaporto, non so l’inglese, fra due settimane ho l’orale di quel concorso per assistente ospedaliero” cercai di borbottare, ma forse avevo solo immaginato di parlare, tant’è che mi ritrovai su un A 300 dell’Alitalia (primo volo della mia vita) e  catapultato nel pieno del “Continente Nero”.

Appena giunto all’aeroporto di Kano iniziarono le prime grane: non sapevo dove andare, cosa fare, a chi chiedere qualcosa (“tanto ti capiranno tutti, basta gesticolare con le mani e parlare adagio” questi erano stati gli ultimi consigli degli amici prima di partire), invece buio pesto, zanzare che mi azzannavano da tutte le parti, caldo fottuto -vorrei ricordare che in Italia era pieno e rigido inverno- ed io ero vestito all’italiana pantalone e camicia pesante ed  un ottimo maglione! Immediatamente odiai tutto e tutti, il caldo, le zanzare, l’Africa, chi mi aveva spedito laggiù e soprattutto odiai me stesso per aver accettato l’incarico.

Dopo qualche giorno di caldo insopportabile, di caccia alle zanzare, di primi approcci con il sud Sahara, con l’Harmatan (il vento del deserto) che ti rendeva tutto rosso per la sabbia che ti buttava addosso di continuo e l’incontro con le persone del luogo, oltre ai paesaggi aridi ma di una bellezza unica ed ai tramonti che mi lasciavano senza respiro, al tempo che scorreva con altre cadenze e senza i nostri ritmi frenetici, iniziai ad adattarmi a quel mondo.

Tutto iniziava ad appartenermi e capii subito che mi stavo innammorando e che il “mal d’Africa” era una malattia reale, trasmissibile, contagiosa e cronica ed io ormai ero stato contagiato.

Da allora più e più volte mi sono recato in Africa ed ogni volta rimango estasiato per la gente, i bambini, i colori, i paesaggi, gli animali, il mare, gli altipiani, il caldo, il freddo, le grandi piogge, il sole, le stelle e…..le zanzare!

Scarica  l’Intervista di “Tuttosanità” al Prof.  Vanni Beltrami